Storia francese

Il Mausoleo di Alicarnasso: la tomba monumentale che divenne una meraviglia

Immaginate una tomba così imponente da essere annoverata tra le Sette Meraviglie del Mondo Antico. Non una semplice sepoltura, ma un trionfo di arte e architettura, un monumento che celebrava potere, ricchezza e un amore destinato a durare per sempre. Questo era il Mausoleo di Alicarnasso, nell’odierna Bodrum, in Turchia. Commissionato da Artemisia II di Caria per il suo sposo e fratello, Mausolo, questo monumento ha definito il concetto stesso di tomba monumentale, tanto che il suo nome è diventato sinonimo di grandiosità funeraria.

Mausolo, Artemisia e la nascita di un’icona

Mausolo, satrapo della Caria, non fu un semplice governatore, ma un sovrano ambizioso che espanse il suo dominio su diverse regioni dell’Asia Minore e su isole importanti come Rodi e Coo. Trasformò Alicarnasso nella sua capitale, come riporta Treccani, avviando un’imponente opera di abbellimento urbano, i cui resti testimoniano ancora oggi la sua visione.

La costruzione del Mausoleo iniziò probabilmente quando Mausolo era ancora in vita, intorno al 353 a.C., ma fu Artemisia a proseguire il progetto dopo la sua morte. Animata da un amore profondo e dal desiderio di onorare la memoria del marito, Artemisia trasformò la tomba in un’opera senza precedenti. Alicarnasso, già magnifica capitale, divenne la cornice perfetta per un monumento degno del suo fondatore.

Un capolavoro di arte e architettura

Artemisia chiamò a raccolta i più grandi artisti greci del suo tempo. Satyros e Pytheos progettarono l’architettura, mentre Skopas, Leochares, Timotheos e Bryaxis si dedicarono alle sculture. Plinio il Vecchio, nella sua Naturalis Historia, narra della competizione tra questi scultori, uniti nel creare un’opera che superasse ogni altra in bellezza e magnificenza, come si legge anche su Studenti Incrisi.

Il Mausoleo rappresentava una fusione audace di stili: greco, egizio e licio, un riflesso della cultura cosmopolita dell’epoca. La struttura, alta quasi 50 metri, era composta da una base imponente, un colonnato di 36 colonne ioniche che circondava la cella sepolcrale e una piramide a gradoni sormontata da una quadriga in marmo, opera di Pytheos, come descritto su Wikipedia. Questa piramide, elemento insolito per l’architettura greca, conferiva al monumento un aspetto maestoso, un ponte tra Oriente e Occidente.

Il Mausoleo era un tripudio di arte. I quattro scultori diedero vita a un complesso programma decorativo, popolato di statue e rilievi. Scene mitologiche, battaglie come l’Amazzonomachia e la Centauromachia, e ritratti della famiglia reale ornavano la struttura. La disposizione precisa di questi elementi, tra cui leoni, scene di caccia e statue-ritratto, è ancora oggetto di studio, come approfondito da Treccani. Le opere, oggi in parte conservate al British Museum, testimoniano la ricchezza e la raffinatezza di questo monumento.

Il Mausoleo nel contesto del IV secolo a.C.

Il Mausoleo non era solo una tomba, ma un simbolo del potere e delle aspirazioni di Mausolo e Artemisia. Nel IV secolo a.C., la Caria era un crocevia di culture, un punto di incontro tra il mondo greco e quello persiano. Il Mausoleo, con la sua fusione di stili, rifletteva questa realtà, incarnando un’epoca di scambi e influenze reciproche. La scelta di artisti greci e la combinazione di elementi architettonici diversi testimoniano la volontà di creare un’opera che superasse i confini culturali, un monumento universale alla grandezza.

Dalla distruzione alla riscoperta al futuro

Nonostante la sua magnificenza, il Mausoleo ebbe vita breve. Tra il XII e il XV secolo, una serie di terremoti lo ridussero in rovina. Nel XV secolo, i Cavalieri di San Giovanni di Rodi utilizzarono i suoi resti per fortificare il Castello di San Pietro a Bodrum Wikipedia. Per secoli, il Mausoleo scomparve quasi completamente, dimenticato sotto le macerie e le nuove costruzioni.

Fu solo nel 1856 che l’archeologo Charles Thomas Newton individuò il sito e ne riportò alla luce i resti. Oggi, frammenti scultorei, inclusi resti dei cavalli della quadriga, sono custoditi al British Museum di Londra, testimoni silenziosi di un passato glorioso.

Oggi, un ambizioso progetto di restauro, promosso dalla Mediterranean Countries Academy Foundation e dagli archeologi danesi Poul Pedersen e John Lund, si propone di valorizzare l’eredità del Mausoleo, come riportato da Daniele Mancini Archeologia. Il progetto non si limita al Mausoleo, ma include anche il restauro di un cimitero ebraico, una chiesa, il completamento degli scavi delle antiche mura di Bodrum e dell’ippodromo, e il recupero di manufatti. L’obiettivo è rendere il sito più accessibile e comprensibile, restituendo al pubblico la possibilità di ammirare, anche se indirettamente, una delle meraviglie del mondo antico.

Un’eredità senza tempo

Il Mausoleo di Alicarnasso è molto più di una tomba. È un simbolo di amore, memoria e ambizione, un’opera che ha attraversato i secoli, ispirando artisti e architetti. La sua storia, dalla sua creazione alla sua tragica fine, continua a risuonare. Non è solo un ricordo di pietra e marmo, ma un’icona della capacità umana di creare bellezza e di lasciare un segno indelebile nella storia. La sua influenza si ritrova in numerosi monumenti funebri successivi e persino in edifici moderni, come la Shrine of Remembrance di Melbourne e la House of the Temple a Washington, che ne richiamano la forma e la maestosità. Il Mausoleo di Alicarnasso, da tomba monumentale, si è trasformato in una vera e propria meraviglia del mondo, un’eredità che continua a vivere.